Cronaca Corse Città di Savona 8/12/2006

Confesso d’essere stato scettico sulle gare d’oggi. A mio personale avviso, non ha senso disputare una mezzamaratona con lunga salita (e quindi senza possibilità di risultati cronometrici apprezzabili), per di più (comunicato ufficiale, letto anche prima della partenza) "chiusa al traffico solo per i primi 20 minuti dal primo concorrente". L’organizzazione ha comunque annunciato circa 260 iscritti. Sempre dubbioso sugli aspetti organizzativi, ho optato (in buona compagnia) per la corsa di 9 km: nella città dove abito, la gara breve e pianeggiante sarebbe potuta servire quale divertente allenamento per i 10.000 di Nizza.

Consegna pettorali lenta e caotica, lo speaker comunica che l’organizzazione è in difficoltà per l’alto numero di concorrenti (magari fosse solo quello il problema)!

Partenza (comune per mezza e 9 km) con ca. 15 minuti di ritardo. Tempo molto nuvoloso, ma senza pioggia, temperatura fresca, vento scarso. Fondo (asfalto e basoli) bagnato ed un po’ "pozzangheroso".

A scanso d’equivoci (e temendo il peggio), avevo ben studiato il percorso (sulla mappa pubblicata solo due giorni prima). Non mi dilungo a descriverlo, mi limito a dire - per chi non c’è stato (e/o non conosce la città) - che i primi 5-6 km. (in comune per le due competizioni) sono stati un assai complicato giro turistico per le zone mare, porto e centro storico di Savona. Molte svolte, molti incroci (in tutto quattro attraversamenti dell’Aurelia e due di Corso Ricci, la strada nazionale che porta verso il Piemonte). Ovviamente, non avrei avuto difficoltà ad orientarmi ed a ricordare il tortuoso tracciato, posto che trattasi non solo della città ove risiedo dalla nascita, ma proprio delle zone in cui ho abitato. Il percorso era segnato da frecce bianche dipinte sull’asfalto, non particolarmente evidenti al bagnato.

Comunque, pronti e via per lungomare (dopo stretto passaggio tra baracconi del luna-park, ma la colpa è di chi li autorizza), zona porto (vista sul primo degli orridi palazzi consentiti dalle nostre amministrazioni alla speculazione edilizia: l’anno prossimo forse potremmo bearci anche dell’ecomostro-Crescent, alto come la fortezza), via Quarda, passaggio sotto casa mia (particolare degno di cronaca!), quartiere Santa Rita, stazione ferroviaria. Qua si doveva svoltare a destra verso il centro e corso Ricci, ma nessuno segnalava e qualcuno (Susanna) è andato dritto. Arrivati in corso Ricci, il percorso proseguiva sull’unica (sic!) pista ciclabile cittadina: la mezza a sinistra, verso nord (località Santuario, per poi ritornare sullo stesso percorso fino al punto di giunzione), la breve a destra, verso il mare. Il volontario all’incrocio ha detto ad (almeno) un concorrente (Simone) di svoltare a destra "più avanti" (e l’amico s’è fatto un km. in più). Giunti all’incrocio pista ciclabile - corso Mazzini (l’Aurelia), ho notato che nessuno lo presidiava. Fortunatamente, il traffico era in colonna ed ho attraversato incolume (l’amico Enrico rimedierà una botta ad una gamba), ma il peggio doveva ancora arrivare. Tornati sul lungomare, passati i malridotti giardini (gli unici della città!) ed il luna-park, all’ultimo incrocio con l’Aurelia, il percorso prevedeva l’attraversamento e la prosecuzione nel rettilineo di corso Italia fino al traguardo (circa 300 mt.). Malgrado io abbia insistito, il volontario dell’organizzazione m’ha costretto (con altri malcapitati) a svoltare a destra ed a (teoricamente) rifare il giro iniziale per la zona porto-centro (un paio di km). Ero sicuro che la piantina indicava d’andare dritto, ma ho pensato che, evidentemente, il percorso era stato modificato. Gli ultimi 2 km. ca. erano "fai da te": in totale assenza d’indicazioni, tra i concorrenti resisi tardivamente conto d’essere stati messi fuori percorso, c’è chi (come il sottoscritto) ha rifatto il lungo giro iniziale, chi l’ha fatto ancora più lungo (addirittura passando per il ponte levatoio della darsena, con relative scalinate), chi ha (legittimamente) un po’ accorciato. L’arrivo era presidiato da un nugolo di addetti: due giudici Fidal, cronometristi (solo per la mezza), volontari della società organizzatrice Serenella. Molto irritato, ho tagliato il (mal segnato) traguardo con un clamoroso "vaffa..." (sicuramente scortese, ma ovviamente rivolto all’organizzazione). Uno dei giudici Fidal s’è molto offeso, m’ha rilevato il numero, promettendomi una squalifica; me ne farò una ragione. La cosa è piuttosto buffa, perché io ho sempre un grandissimo rispetto dei giudici, non amo le proteste e le sceneggiate ai giudici (amo molto meno gli organizzatori inadatti). Gli ho spiegato che non ce l’avevo con lui, ma non ha voluto saperne. Dice che lui non ha responsabilità nell’organizzazione (potrebbe essere vero, ma su volantini e sito leggiamo: "organizzata da ... con la collaborazione di Aics, Fidal", ecc.). Lo invito, allora, ad erudire gli organizzatori (evidentemente bisognosi del suo supporto).

Mi riferiscono che - ovviamente - anche altri erano molto adirati. Si notava (impossibile non accorgersene!) che i concorrenti tagliavano il traguardo giungendo da ben tre opposte direzioni (c. Italia da mare, c. Italia da centro, piazza Sisto). Il permaloso giudice di gara avrebbe forse dovuto trarne con perspicacia qualche acuta conclusione, e magari invitare gli ineffabili amici della Associazione sportiva (molto) dilettantistica ad intervenire, ma probabilmente egli riteneva che neanche quello fosse il suo ruolo.

Ad ogni buon conto, da un rapido sondaggio su una quindicina di concorrenti, ho rilevato circa 8 (otto!) varianti percorse nell’ultimo tratto (credo che sia il vero record della giornata). Le tengo a disposizione per chi voglia organizzare (meglio) la prossima edizione (se ci sarà). Diversi (in particolare amici di Alba) m’hanno assicurato che non faranno "mai più" l’errore di tornare. Noi ce la siamo presa sul ridere: è la prima gara nella quale la domanda del dopocorsa era "tu che percorso hai fatto?"!!

L’arrivo della mezza è sembrato più composto e dalla stessa direzione (forse lo sbandieratore dell’incrocio tra c. Mazzini e c. Italia s’era finalmente dedicato ad altre più proficue attività).

Ora – posto che scrivere di tempi e classifiche non ha senso, almeno per la 9 km. così organizzata – s’impone qualche conclusione riguardo al narrato disastro organizzativo.

Il Comune di Savona non ha adeguatamente chiuso il percorso stradale, né informato dei probabili ingorghi.

Parlare dell’organizzazione tecnica è più difficile: trattandosi di amici runners, non vorrei sembrare ingeneroso. Alcune spiacevoli cose devono però essere scritte.

Essendomi occupato di volontariato per tanti anni, posso dire che la classica giustificazione "sono volontari" non vale: anche il volontario può fare delle vaccate. Non è ammissibile che (almeno alcuni de)gli addetti non conoscano il percorso (probabilmente confondendo i passaggi – pur se distanziati d’una mezz’oretta). Oltre al nervoso, agli incroci non presidiati ci si poteva anche fare male, e questo non va bene.

L’altra frase ricorrente "era la prima volta" non è appropriata. Così non si promuove né il nostro sport, né la città. Inoltre, se è la prima volta, si coltivi l’umiltà di scegliere un percorso meno difficile da presidiare, o di esordire solo se con personale davvero sufficiente e preparato a dovere.

Ricordo altre corse sfortunate, ed altre critiche severe (per esempio www.atleticavarazze.com/cronache/2006/XXV_aprile.htm, ma gli organizzatori forse erano diversi). Ma (mi si perdoni l’auto-citazione) in www.atleticavarazze.com/cronache/2006/camminata_avisina_savona_06.htm gli organizzatori erano gli stessi d’oggi (e non brillarono: una coincidenza)? Eppure è stata piacevole la corsa di luglio (a staffetta sulla spiaggia), organizzata sempre dai Serenella. Forse quel percorso (lineare, senza incroci, senza auto) è più adeguato alle forze dell’Associazione.

Per la dimenticabile giornata odierna, resta il dubbio se si sia trattato di sfortuna, o d’inefficienza, o d’inadeguatezza, o d’incoscienza (se non, come temo, d’un pericoloso mix).

Paolo Bossi


Torna alle cronache