Cronaca 21^ Venice Marathon
Senza esagerare, penso che sia stata davvero una grande giornata per i quasi 5.300 (sugli oltre 6.000 iscritti dichiarati) maratoneti arrivati nel tempo limite di sei ore e mezza.
Per raccontarla devo mettere un po' d'ordine tra gara, organizzazione, note di squadra e personali, emozioni ed ambiente.
La gara è davvero veloce, come promesso. Strade e curve larghe, con lunghi rettilinei. Percorso pianeggiante. A memoria, gli unici dislivelli (ponti conclusivi a parte) sono tutti a Mestre: un sottopasso, un cavalcavia sospeso (un po' fastidioso, anche per le oscillazioni causate dalla corsa), oltre a due salitelle, all'inizio del Parco S. Giuliano e sullo svincolo prima del lungo ponte della Libertà per Venezia.
L'organizzazione é sicuramente molto difficile nella logistica (percorso non circolare, natura del territorio ...). Ho trovato qualche difetto. Alla partenza (essa stessa non semplice da raggiungere), i grossi autocarri per il trasporto sacche erano allineati lungo la strada d'accesso (e poi di gara), ostruendola per metà. L'afflusso dei concorrenti (e dei veicoli di servizio) rendeva quasi impossibile accedere agli spogliatoi per cambiarsi e tornare a depositare le sacche. Generalmente ci si é preparati a bordo strada (fortunatamente non pioveva). Assolutamente inadeguati i servizi igienici (una ventina: circa 30 minuti di coda). Era eccessivo il lungo giro intorno al parco per l'accesso alle griglie di partenza. Nel percorso, i segnali di km mi sono sembrati posizionati con precisione, ma inspiegabilmente mancavano i cartelli dal 40º km. in poi ("sostituiti" da altri, caratteristici, ma poco utili, segnalanti il numero residuo di ponti da percorrere). Mi pare che un paio di rilevamenti di tempo intermedio non fossero esattamente posizionati.
All'arrivo, non era previsto alcun varco in uscita verso le vie perpendicolari alla laguna: per potersi ricongiungere ad amici e parenti (tra il pubblico della zona arrivo) era necessario un lungo ed inutile giro dell'oca.
Quanto alle note di squadra, i cinque (stando a quanto mi risulta) "varazzini" partecipanti sono soddisfatti: Bellotto 3.11.46 senza allenamento specifico, Di Giannantonio record personale (PB) 3.13.04, Milesi PB 3.15.16, Bonardo PB 3.28.46.
Tutti e cinque abbiamo però (ed ecco la nota negativa) rischiato seriamente di non riuscire a partire: avendo pernottato fuori dal percorso delle navette dell'organizzazione, s'era deciso la sera prima di raggiungere insieme la stazione di Mestre (fermata navette), in auto entro il tempo limite delle le 7,20. Peccato che - tra ritardi e malintesi – alle 7 non eravamo ancora riusciti a salire in nessuna delle 3 (tre!) autovetture di cui disponevamo. Riuscire a prendere la navetta a Mestre era ormai improbabile. arrivare in auto a Stra sarebbe stato scomodo (e non semplice: il percorso era già in chiusura). Vicini al disastro, siamo stati salvati da un autobus privato ... Evidentemente, i nostri margini di miglioramento non sono solo in termini di prestazioni atletiche!
Circa le note personali, alla prima maratona, avevo sperato in un 3.20, dichiarato d'accontentarmi di 3.29.59, ed ho (malgrado ben due soste wc) "portato a casa" 3.18!
Certo non potevo chiedere di più. Corro da meno d'un anno, non solo era il mio esordio sulla distanza, ma mai avevo corso per più di 2.45' e mai per più di 32 km. Ero molto agitato (con conseguente problema intestinale: due spiacevoli soste al 10º e 20º km: più di 2 minuti persi, oltre al ritmo saltato ed al molto nervoso).
Alla partenza, penso se affidarmi ai pacer del 3.20, ma li lascio indietro da subito. Per qualche tratto (prima della forzata sosta al km 20) corro con il gruppo dei 3.10. Ma la calca é troppa (non sono abituato a correre allo stretto), ed uno dei pacer non tace un attimo (ovviamente parla per aiutare gli altri, e probabilmente per non annoiarsi, ma sembra d'essere allo speaker's corner).
Meglio stare al mio (pur non regolarissimo) ritmo. I primi 20 km sono piacevoli: assolutamente pianeggianti, lungo un canale del Brenta (dall'acqua così immobile che non si distingue la direzione della corrente) e belle ville (molte un po' in decadenza), attraversando frequenti paesi con popolazione schierata in piazza e contorno di gruppi musicali, sbandieratori ecc.. E' difficile tenersi a freno per il prosieguo: le gambe girano, perché rallentare? Lo so, poi pagherò, ma vivo l'attimo, qui ed ora. Ok, rallento un poco, ma poi torna bello lasciarsi andare, i km scorrono e per ricordarmi quanti ne sono passati devo guardare il n. d'intermedio sul crono. Non sento freddo, la nebbia é poca: solo foschia.
Poi la zona meno piacevole: le fabbriche di Marghera, lunga sosta (quei 90" mi sono sembrati eterni) al wc del 20º km.. Riparto, il gruppone dei 3.10 é ormai lontano. Pazienza, tanto non era quello il mio obbiettivo (e poi era troppo affollato – disse la volpe dell'uva).
Ecco Mestre. La sera prima sembrava più interessante (ottima l'Osteria del Lupo Nero). Entriamo nel parco San Giuliano (una per me deludente spianata, con molti prati, ma pochi alberi e fiori), patisco le salite, il giro in tondo, i cambi di direzione.
E' il momento più duro (il muro?): mi canticchio (a mente: la mia respirazione non é granché, al solito): "No retreat, no surrender".
Finalmente il ponte della Libertà. Carica! Provo a fare calcoli, ma a fare 4.44 x 35 perdo il filo dei conti. Devo semplificare: se corro nei 5' a km. (non posso andare più lento: non esiste!) gli ultimi 6 km, finisco tranquillamente sotto le tre ore e venti. Ma il 36º mi viene lento: 5'11", non mi resta che darmi la sveglia e spingere, spingere, spingere. C'é chi si ferma "It's a town full of loser/And I'm pulling out of here to win". Non mi può succedere. Non mi posso fermare proprio adesso. Venezia é là davanti. No retreat, Paolo, no surrender.
Riesco così a chiudere bene. Gli ultimi tre km sono nello splendore veneziano. La (fortunatamente modesta: + 12 cm.) marea mi bagna i piedi. Sorrido: niente può più fermarmi. This land is your land. I 16 ponti non mi sono sembrati affatto fastidiosi. Non ho visto mia madre prima dell'arrivo, lei sì e giura che correvo col sorriso. Nella testa ho ancora due canzoni. Una per il riso: "Glory days". La seconda per il rimpianto "Wish you were here", pensando a mio padre.
Ricordo tanti anni fa, la mia prima nozione di maratona: ero bambino e guardando la televisione (che nostalgia per i misurati commenti di Rosi, invece dell'insopportabile Bragagna!), gli chiesi se era vero e come era possibile correre per 42 km. Mai avrei pensato di correrli anch'io, come ed insieme a migliaia d'altri atleti! Ora sono qui, con le mie sole forze, nel mio momento. Me lo sono meritato!
Il traguardo è a braccia alzate, come sognavo (abbassate un poco, per non travolgere il display del tempo)! Stringo la mano di Fulvio, stanco ma felice.
Prendo fiato, ed ecco arrivare mia madre; che gioia averla qui. Peccato non poterla abbracciare (come spesso avevo pensato, in tre ore di fatica): un bacio attraverso la rete é comunque un gran bacio. Che commozione. Ho bisogno di silenzio. Sento che non dimenticherò questa giornata. Alcuni dicono: "Mai più". Altri s'accordano per Firenze. Penso che riproverò volentieri i 42, ma non ne faccio una ragione di vita. Voglio provare altre distanze, anche brevissime: "Domani seguiremo nuove tracce".
Mi cambio in solitudine: non sento e non vedo gli altri intorno. Sono al sole, seduto su una bitta: intorno ... é Venezia!
Il sabato pomeriggio, passeggiando in centro sotto la pioggia, notavo la bellezza di Venezia, la sua peculiarità, il fascino dei mille angoli e particolari, bellezza e decadenza, folla e solitudine. Edifici splendidi e case mal tenute. E' ben raro che una città piaccia sotto la pioggia!
Oggi, lo splendore di Venezia, con un timido sole, ha davvero ripagato i 42 km e le tante ore d'allenamento: non solo l'incanto del luogo, ma anche quella particolare soddisfazione che danno le cose ben fatte.
Ora tocca a Silvio: portaci a correre a Londra: la conosco, e v'assicuro che vale la visita!
Paolo Bossi
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