Cronaca 24^ Firenze Marathon – 25/11/2007

Dopo Venezia e Boston, la mia terza maratona non poteva che essere a Firenze: città splendida e non troppo lontana, affollamento non eccessivo, organizzazione consolidata, percorso veloce, stagione adatta ecc..

Sono riuscito ad allenarmi senza problemi fisici, ma - pur "reggendo" la tabella per l’obbiettivo delle tre ore - fin dalle prime settimane ho constatato che i 4’15" al km. attualmente non sono per me sufficientemente sostenibili.

Dopo molte incertezze climatiche - tipicamente autunnali - il clima s’è rivelato: un po’ umido (anche a causa dell’acquazzone della notte precedente), ma con poco vento e temperatura perfino calda.

Venerdì pomeriggio ho ritirato senza problemi (a parte quelli automobilistici: expo assolutamente decentrata) il pettorale ed il pacco gara. Quest’ultimo conteneva (entrambi in materiale "tecnico") una maglietta a maniche lunghe ed un paio di pantaloni (questi ultimi assai graditi, in quanto nei pacchi gara sono tanto rari quanto sono comuni le maglie). Mia madre è letteralmente inorridita per gli errori (ripetuti in tutti i cartelli) nella traduzione in inglese di "uomini" e "donne". In effetti, in una grande città turistica come Firenze, l’uso del singolare in luogo del plurale pare imperdonabile.

La mattina della gara raggiungo (col mio amico Adrian) Piazzale Michelangelo a piedi e facendo a meno del deposito borse: gli autocarri sono (relativamente) vicini all’arrivo e dal nostro alloggio è meglio camminare che stiparci nei bus. Il panorama è stupendo, ma i gabinetti sono pochi e le attese molto lunghe.

La "gestione" delle gabbie di partenza non s’è rivelata all’altezza d’una maratona di livello. L’accesso - in base al colore sullo sfondo del pettorale - doveva essere consentito fino a 20’ dal via. Invece, abbiamo potuto constatare che - almeno dalle 8,30 - solo la gabbia dei top era presidiata! Il risultato di tanta incuria era prevedibile: calca assurda nelle prime griglie, con ingresso impossibile (ad oltre mezz’ora dalla partenza). Molti scavalcano: nessuno controllava! Decidiamo di scavalcare ... per entrare nel settore in cui avremmo dovuto poter entrare "ufficialmente". Tutto ciò è assurdo e - soprattutto - pericoloso. La calca della partenza mi costerà circa un minuto (di cui soli 22" conteggiati dal real time), ma sono contento d’esserne uscito incolume (anche se irritato).

Il percorso, dopo la discesa iniziale, si snoda per strade talvolta non bellissime (a parte qualche scorcio sull’Arno e la vista di Palazzo Pitti e dell’inizio del Ponte Vecchio, ove mamma e figlio mi danno un caloroso "cinque"). Si corre bene, pur se con qualche strettoia (causata da inevitabili problemi stradali, ma anche da evitabilissimi posteggi d’auto). Centro a parte, il pubblico non era folto come mi sarei aspettato. L’unica "orchestra" era la banda dei carabinieri, sul ponte (forse gli amici fiorentini potrebbero prendere l’esempio dai veneziani). Firenze è sempre bellissima, ma eravamo lì per correre ed il turista l’ho già fatto in altri momenti! I due passaggi in Piazza del Duomo e quello in Piazza della Signoria sono comunque impressionanti.

I cartelli segna km erano correttamente posizionati, ma uno solo per km (talvolta a destra, talvolta a sinistra). I ristori mi sono sembrati adeguati, quasi sempre con la possibilità d’afferrare una bottiglietta.

Mi sarebbe piaciuto correre con l’aiuto dei pacer, ma tre ore non le valgo, 3.15’ era troppo lento e l’offerta di pacer personalizzato (!) era a pagamento (!!) ed esosa (300 euro!!!). Sino al 9° corro in scia del gruppo dell’ultimo dei pacer delle tre ore, poi saggiamente mi sono adattato al previsto ritmo di 4’25/km..

L’obiettivo (già ambizioso, considerata la forma non ottimale e quanto notato in allenamento) era di migliorare il 3.12’38 di Boston, possibilmente sotto i 3.10’. Purtroppo, pur senza mai andare in crisi, sono calato presto, subito dopo la mezza. Nel Parco delle Cascine non trovo nessuno cui "attaccarmi" e mi distraggo un po’ troppo nel fare i conti sulle medie da tenere per stare nei 3.10’. Al 36°, mi convinco che ci riuscirei continuando a stare sotto ai 4’50"/km. L’andatura mi viene facile, ma tardi (troppo tardi: al 40°) m’accorgerò d’aver sbagliato d’un minuto: che idiota! Non mi resta che sprintare per fare 3.10’.., invece che 3.11’..! Ci riesco, ma nella foga non trovo neanche il tempo d’alzare le braccia al traguardo! Alla fine, torno a casa con 3.10’41" (3.10’19" real). P.b. di oltre 2’, ma credo che avrei potuto fare un poco meglio. Sono contento, anche se 2’ rappresentano una differenza appena dell’1%.

Ricevuta una discreta medaglia, è necessario un percorso un po’ allungato per il rifornimento e la consegna del chip. Il deposito borse non era vicinissimo (io non ne ho avuto bisogno ed ho ottenuto i ricambi dalla mamma, faticosamente ritrovata) e non c’era possibilità di doccia.

Tornato a casa, trovo l’attesa conferma ufficiale dell’ammissione alla prossima London Marathon: riuscirò a migliorarmi ancora?

Paolo Bossi