Cronaca 6^ Zurich Marathon – 20/04/2008

La partecipazione alla Maratona di Zurigo può apparire stravagante ed è quindi necessaria una breve premessa. Nel 2006, non riuscimmo (nell’impossibile sorteggio) ad iscriverci alla London Marathon 2007. Quest’anno avevo già ottenuto (grazie al tempo di qualifica) il numero, ma i nostri amati politici hanno fissato l’election day proprio il 13 aprile. Rinviata per civismo Londra al 2009, ho dovuto guardarmi intorno e deciso d’iscrivermi a Zurigo (al costo d’una sessantina di euro). Una maratona definita veloce e ben organizzata, in una città non troppo lontana e con un clima verosimilmente accettabile.

Per l’obbiettivo delle tre ore ho aumentato i carichi di lavoro e, dopo il primo mese, avevo delle sensazioni positive. Poi la forma è inspiegabilmente calata ed ho avuto un po’ di problemi al ginocchio destro. Con Silvio decidiamo che, date le condizioni, dovrà essere una maratona "in difesa": obbiettivo ridimensionato in 3.05’ e scarpe più ammortizzate.

Venerdì pomeriggio, raggiungo degli amici a Nyon e, sotto una leggera pioggia, Adrian m’accompagna nell’ultima sgambata.

Sabato, raggiungo Zurigo e mi sistemo nel bellissimo Ostello della Gioventù (35 euro colazione compresa, in stanza da quattro, tutti maratoneti), a circa 500 mt. dalla partenza della maratona.

Gli svizzeri sono tradizionalmente affidabili: precisi ed amanti dello sport. L’organizzazione della gara s’è rivelata perfetta.

La stagione, pur se con data di 20 giorni posteriore all’edizione del 2007, è idonea: il clima della Svizzera settentrionale a metà primavera è fresco (e senza pollini), Zurigo è ad oltre 400 mt. s.l.m. e la partenza è alle 8,30. Abbiamo gareggiato con un leggero sole, una brezza fastidiosa solo in alcuni tratti ed una temperatura accettabile (anche se avrei preferito 5-6 gradi di meno).

Zurigo è bella, moderna ed elegante. Il traffico automobilistico è decisamente scoraggiato e, alla lettera di conferma, era allegato un lasciapassare per tre giorni (!) per l’intera rete di trasporto pubblico della città: tram, treni e filobus (passaggi frequenti e – manco a dirlo – puntuali). Ritirato il pettorale (nell’expo allestita nel palasport), approfitto del pasta party, un’occhiata al vicino ed elegantissimo enorme centro commerciale e riesco a trovare in centro una Messa in inglese in una missione cattolica. Cena in ostello e notte difficile: sono nervoso, fatico a prender sonno e mi sveglio spesso. Mi sento a disagio, insolitamente impreparato e fuori forma.

La mattina della gara raggiungo Landiwiese a piedi.

Il deposito borse è rapido: lungo la via della partenza sosta un treno composto da vagoni postali; la recinzione è stata rimossa ed è agevole costeggiare la massicciata e porgere la borsa ai solerti volontari sui vagoni.

La gara è in crescita: l’anno scorso al traguardo furono 3.943, quest’anno 4.599, di cui 817 donne.

Le griglie di partenza sono molto ampie, presidiate e "tranquille" (non c’è l’indegno caos di Firenze 2007). Il mio settore (2.30-3.05) è a ridosso dei top e mi trovo a pochi passi dalla linea di partenza. Nessuno spinge, anche perché "conta" solo il real time: è il tempo ufficiale ed è l’unico ad essere considerato e riportato (sempre più maratone, anche importanti, seguono questa linea).

L’idea era d’avviarmi col pacer delle tre ore (per evitare di partire a meno di 4’15"); purtroppo, i palloncini sono molto dietro e dovrò far da solo fin dall’inizio.

Il primi tre km. sono quasi rettilinei, sull’ampio viale lungolago verso la city; segue una "puntata" d’un paio di km. nel centro, verso la stazione. Al 5° si è sulla Bellevueplatz, al vertice del lago, costellato da imbarcazioni. Sullo sfondo, si vedono le montagne innevate, ma non c’è tempo per il panorama! Sono un poco più veloce del dovuto: solo al 5° riesco a trovare il 4’22" del mio obbiettivo.

I successivi 15 km sono tutti lungolago: lunghi rettilinei, ma con leggere ondulazioni. Riesco a tenere abbastanza il tempo, lascio scorrere il folto gruppo col pacer delle tre ore, ma il mio ritmo comincia a calare e fatico davvero troppo. Il ginocchio non fa male, ma non riesco a completare la spinta con la gamba destra. Quando posso, cerco il lato sinistro della strada (per appoggiare il destro più in alto, approfittando della "schiena d’asino"), ma la corsia sinistra è riservata al ritorno.

Attraversiamo una manciata di paesini, con la popolazione schierata, orchestrine, gruppi musicali e calorosi incitamenti. C’è molto verde ed i zurighesi - beati loro - non hanno i nostri sindaci: nessun palazzaccio, nessun ecomostro!

Non ci sono spugnaggi, ma i rifornimenti sono ogni 3,5 km, solo sul lato destro, ma assolutamente ben allestiti: lunghi tavoli serviti da numerosi volontari offrono acqua in bottigliette, bevanda isotonica in bicchieri, minibarrette energetiche, gel, banane in pezzi, biscotti. Dato il caldo, approfitto delle bottigliette per bagnarmi.

I cartelli segna km. sono posizionati esattamente sopra i precisi segni dei misuratori e tutto il percorso è – ovviamente – libero non solo dal traffico, ma anche da auto posteggiate. I cronometraggi intermedi sono ad ¼, alla mezza ed ai ¾ di gara. Inoltre, v’è un opportuno controllo chip "anti-taglio" nel giro di boa. Quest’ultimo, invece d’essere una semplice curva a U, è discutibilmente articolato in una breve (ma ripida, accidenti!) deviazione in un paesino, affrontata dopo aver incrociato i top (in testa: un russo ed un nugolo di africani) al ritorno. Ormai girati verso Zurigo, si guarda verso la meta, laggiù oltre il lago … tutto bello, ma quanto è lontana la città!

Alla mezza, il mio crono sarebbe perfetto (1.32’30"), se non fossi già troppo affaticato e da qualche km. sopra il ritmo dovuto di 5"-10". Sono ormai sicuro di non poter chiudere in 3.05’, ma insisto senza far calcoli. Il ritmo cala ancora e perdo circa 15" a km.: un’enormità! Al 30° non ho più dubbi: non farò né 3.05, né 3.07, ma neanche 3.10. Che fare? Penso al ritiro, allettato dalla modalità di trasporto al Landiwiese: in barca sul lago. Il ginocchio è però accettabile e – soprattutto – voglio la medaglia di finisher, per poterla donare ad una ragazzina di 10 anni, malata e costretta a cure davvero pesanti. Va bene: finirò, ma che fatica! Non intendo fermarmi e camminare (giammai: la maratona è una gara di corsa!). Il ritmo crolla subito tra i 5’ ed i 5’30 a km. (e tale resterà fino l traguardo). Malgrado ciò, gli ultimi 10 km saranno di vera sofferenza. Davvero la mia condizione è scadente, per patire un ritmo da lungo lento… La difficoltà della mia gara mi sorprende: avevo faticato meno a Firenze ed a Sanremo, pur andando molto più forte! Nel piede destro avverto un paio di vesciche, mentre la scarpa sinistra è allacciata troppo stretta ed il collo del piede mi fa male.

Piano piano (è il caso di dirlo) si arriva quasi alla fine del lungolago, ma, appena in città, il percorso descrive ancora un rettangolo (almeno 3 km), attraversando un parco, e ci riporta indietro. Finalmente, torniamo ad addentrarci nella city. Il pubblico è folto; porfido e rotaie del tram non infastidiscono più di tanto. Mi raggiunge il gruppo del pacer delle 3.15’. Mi aggrego, con l’idea di chiudere con loro, ma lascio subito perdere: non ho né forza, né motivazione.

Alla fine, chiudo in 3.17’ (quarto mio crono su cinque: solo all’esordio di Venezia 2006 fui più lento), ma non sono neanche deluso: non ero in forma e la maratona non poteva perdonarmi il difetto di condizione.

All’arrivo, riceviamo subito una bella medaglia (so già a chi andrà e sono orgoglioso d’averla faticosamente meritata) e, consegnato il chip, la maglietta "tecnica" da finisher. Arriva anche Beat, di buon umore e l’intera delegazione varazzina s’offre sorridente ai fotografi. Scoprirò poi che il suo 3.21’ è valso il terzo posto di categoria, ma non so se abbia atteso la premiazione.

Il ristoro (poco assortito) è disposto sul breve percorso verso i vagoni della rapida riconsegna borse. C’era anche la possibilità di doccia, ma ho preferito tornare al più tranquillo Ostello.

Terminata la quinta maratona, è già ora di tornare a correre, per provare a migliorarmi (non solo sui 42,195)!

Paolo Bossi