Cronaca “Staffetta podistica 2 agosto 1980”, 29/7/2009

 

Poco prima delle 18, raggiungo – trafelato come sempre – il luogo d’incontro: piazza Mameli.

Gli amici podisti già presenti (una ventina) m’accolgono con caloroso benvenuto: “Meno male che l’Atletica Varazze è presente” (anche se non ero né il primo, né l’unico: Ninni Rossi e Benito già schierati).

E’ d’obbligo indossare la maglietta in cotone della staffetta e – un po’ a malincuore, anche per l’afa pesante – depongo la canotta gialloblù nell’auto dell’organizzazione.

Si firma il registro, s’ascoltano due parole di benvenuto dell’Associazione bolognese, foto di rito, silenzio al suono della campana e si parte, scortati da vigili in moto.

 

La corsa si presenta subito più difficile del previsto. Infatti, il simpatico Ninni Rossi prende la testa, con un’andatura lenta di circostanza. Giusto il tempo di chiacchierare e giustificare la doverosità d’un passo così lento che da dietro iniziano invocazioni: “più piano”, “aspettate”, “andate troppo forte”! Rallentiamo ancora, ma i richiami – di volta in volta bonari, supplichevoli, perentori o scherzosi – continueranno per tutta la frazione.

Scherzo un po’ con Ninni, ma lascio che sia lui, con la sua autorevole esperienza, a fare il passo. Ninni sta al gioco, ma non intende fermarsi o mettersi al passo. In effetti, l’andatura era davvero lentissima (così piano ricordo d’aver corso solo in certi momenti della 24 ore) e mettersi a camminare non avrebbe avuto molto senso: la staffetta diventerebbe una camminata, un corteo. Forse per le prossime edizioni sarebbe preferibile provare ad essere più numerosi ed organizzare 2-3 gruppetti con velocità diverse (eventualmente facendo partire prima i più lenti).

 

Non c’è il sindaco (ma non diceva ai giornalisti d’essere un podista?); forse era impegnato ad approvare altri palazzoni. Dopo un breve giro per le vie del centro, il drappello sfila davanti al Priamar, al mostruoso Crescent (a proposito: il sindaco aveva promesso la prosecuzione della passeggiata Trento e Trieste da dietro il Priamar fino alla Torretta, ma ha lasciato costruire (oltre all’ecomostro) alti muraglioni di sbarramento, trasversali all’ipotizzata passeggiata). Quindi si prosegue in Lungomare Matteotti e via verso Albisola.

 

C’è (molto) tempo per riflettere e, malgrado il caldo e le gambe imballate dall’andatura innaturale, ripenso all’enorme gravità di quella strage, a quel 2 agosto di 29 anni fa.

 

Ricordo che ero appena tornato da un campo estivo da capo scout e stavo per partire (con il treno) per la route. Allora usavo spesso il treno (turismo, pendolarismo universitario, manifestazioni, escursioni, scoutismo …) e sentii quella strage essere anche contro di me, contro la mia libertà e le mie idee. Ricordo che ne parlai con papà: tutti quei morti (anche bambini), i mutilati, i feriti...

Dopo tanti anni, ogni 2 agosto sento viva l’amarezza per questo strano Paese. Malgrado l’evidenza dei fatti e di quale città colpita, non si è riusciti a scoprire e punire i mandanti. Vi sono anzi ripetuti accenni ad un’assurda idea di perdono e riabilitazione degli autori materiali (comunque ormai a piede libero: l’ergastolo in Italia non è mai tale). Di più, di peggio: quelle tendenze neofasciste cui si riferivano gli stragisti sono (non da tutti, per fortuna) “riabilitate” e presenti nella classe politica ora al governo, ma senza suscitare orrore e disgusto nella maggioranza degli elettori. Che tristezza!

 

Davanti alla Madonnetta si pensa al progettato nuovo ecomostro, si distribuisce acqua e si rallenta ancora. Per fortuna, non si sosta nel Comune di Albissola Mare e (dovendo attendere il gruppo) approfitto per fare un po’ di calciata e skip.

Ad Albisola Superiore riprendo la canotta, saluto Ninni (gli altri sono indietro e non si vedono arrivare) e decido che il mio contributo è stato sufficiente: con Bruno siamo attesi da una dura sessione di ripetute in salita!

Paolo Bossi