5^ Genève Marathon, 10/5/2009 (passando per Acqui).
Torno da Londra ancora entusiasta da gara, città, atmosfera, risultato.
E’ bello rivedere alcuni compagni di squadra già alla tranquilla sgambata del mercoledì (allenamento Comelsa anticipato). Dopo uno scambio di sms da Londra, chiamo Adrian (amico e compagno di squash, ora a Nyon). Lui il 10 maggio va a correre la mezza a Ginevra e m’invita (così come aveva fatto l’anno scorso, quando io ero andato a correre a Zurigo). L’idea è un po’ pazza, ma la cosa non pare né insensata, né impossibile: provare a sfruttare la forma per tentare di migliorarmi con la “doppietta” in 15 giorni. Rapida consultazione con Silvio, sondaggio-annuncio in famiglia (anche questa volta, al ritorno non troverò la serratura cambiata), iscrizione on line ed il dado è tratto!
Venerdì Straacqui. La gara è sempre bella, malgrado lo speaker logorroico e la lunga attesa per le premiazioni (gli amici acquesi hanno migliorato il resto, ma questi due problemi paiono insuperabili). L’aspetto più positivo consiste indubbiamente nella meritata vittoria (assoluta) di Corrado Ramorino. Io sono andato abbastanza bene e sono soddisfatto.
Dopo il riposo del sabato, inizia la consueta settimana pre-maratona (scarico carico carboidrati, rifiniture, ecc.), con un nuovo e temuto imprevisto. Uno dopo l’altro, i miei tre figli s’ammalano alle vie respiratorie, con il consueto contorno di febbre, tosse ecc.. Allarme rosso e consulto il medico, che mi prescrive un antibiotico da “tre giorni” (da martedì a giovedì), proprio per evitare rischi nel giorno della gara.
Prima delle gare importanti sono sempre agitato, ma questa volta lo sono (appena) un po’ meno: il risultato è già arrivato a Londra e quella di Ginevra sarà una maratona “tentativo”, corsa per scrupolo: la preparazione c’è già stata per Londra, Ginevra non è lontana, Adrian mi ospita … proviamoci (essendo a – doppio – anello, l’eventuale ritiro non sarà difficile). Nel frattempo, con l’ultimo scarico di carboidrati il mio peso è sceso al minimo storico: 66,5 kg.
Venerdì viaggio a Nyon in macchina, sabato mattina ritiro pettorale, rientro a Nyon, relax e Messa, mentre Adrian si concede un’escursione in kayak (che invidia: beato lui che domani ha solo una mezza senza problemi di risultato!).
La maratona è alla 5^ edizione, ma pare che ci siano problemi di sponsor e rischia d’essere l’ultima. Sullo stesso percorso si organizzano (oltre alla maratona a squadre di tre) anche la mezza ed una singolare maratona a staffetta (due frazioni: 30 e 12,195, con trasbordo via lago del frazionista al punto di cambio). Per ridurre al minimo le interferenze, la partenza della maratona (tempo limite 5.30’) è alle 8 e quella della mezza solo alle 10,30.
La strategia di gara è semplice: partire a 4’15”/km e provare a tener duro…
Malgrado siano preannunciate, di fatto non ci sono gabbie di partenza (a parte l’eccessivo settore elites: un solo atleta), ma il numero degli iscritti è molto contenuto (ca. 780 per la maratona, 70 alla staffetta), tranne che i 2.900 in lizza per la mezza.
Ci sono vari pacer (due per le tre ore), ci presentiamo prima del via. Parto con il gruppo, ma si corre troppo compatti e mi trovo a disagio. Decido così di correre un poco davanti. All’inizio è un po’ stressante: oltre a controllarmi nel ritmo, devo dare occhiate indietro per essere sicuro di non prendere troppo vantaggio. Poi l’andatura si stabilizza ed i pacer li sento correre e parlare giusto dietro. Si temeva il caldo, ma il sole è rimasto abbastanza velato, con temperatura intorno ai 18°, umidità elevata, assenza di vento e pollini in discreta quantità.
Il percorso della maratona (due volte quello della mezza) è abbastanza veloce ed ombreggiato; parte in zona molto panoramica (il lungo lago di fronte al palazzo Wilson), attraversa l’estremità del lago sullo scenografico Pont Mont-Blanc per poi inoltrarsi lungo fiume nel centro città. Intorno al km 5 inizia la parte più brutta. In 5 km ci sono una ventina di curve a 90° e 5 ponti (con qualche leggera salitella); si passa in zone piuttosto anonime e deserte (vicino all’università, intorno ad una fabbrica d’orologi e persino nel cortile d’una concessionaria d’auto), perdendo quasi il senso dell’orientamento. Dal km 10 il tracciato diventa più sensato e lineare: lungofiume, altro ponte, sottopasso vicino al Pont Mont-Blanc (s’incrocia il percorso). Inizia quindi (in leggerissima salita) il lungolago in direzione Francia, dal lato opposto di quello della partenza. Circa 4 km gradevoli, fino allo stretto giro di boa presso il km 15. L’andata è sul marciapiede/pista ciclabile, mentre il “ritorno” è più agevole per la leggera discesa, ma scomodo da correre, in quanto si è nella corsia di destra della strada. Sull’altro lato il traffico non è chiuso e – a causa dell’accentuata “schiena d’asino” - si corre costantemente appoggiando la gamba sinistra più in alto (nel secondo passaggio la stanchezza accentuerà il disagio). Io ho incontrato anche nugoli di moscerini. Tornati al Pont Mont-Blanc, si prosegue nel tratto con più pubblico: l’ultimo km fino alla zona partenza – arrivo – giro di boa.
Tornando alla mia gara, l’inizio è stato regolare: 21’03” i primi 5 km, poi 20’54”, 21’32”, 21’22” e quindi 1.29’23” alla mezza, sempre appena davanti ai pacer. Al giro di boa Adrian è lì che cerca di fotografarmi, ci scambiamo un gesto ed un sorriso. L’idea dei due giri non mi turba molto in sé, ma non ho molta voglia di tornare nella poco allettante zona “industriale”; non resta che proseguire: 20’50” km 21-25, poi (sono un po’ troppo avanti) 4’17”/km tra il 26° ed il 29°. All’inizio del 30° km (finalmente fuori dal tratto più noioso: si va verso il lago e di fronte si vede il “getto d’acqua”, che prima era spento) ho una strana crisi respiratoria. Sento l’aria venire fuori con un insolito rumore interno. Rallento, approfitto del rifornimento (senza fermarmi) e proseguo, mentre i pacer mi passano incoraggiandomi a seguirli. Complice l’ultimo km in 4’24”, il passaggio al 30° è 2.07’17”; il margine di 1’ sembra difficile da tenere, tanto più che non riesco a “legare” con il gruppetto (si è molto assottigliato e non avrei certo avuto problemi d’affollamento). Tengo duro, ma i 3 km lungolago vengono in 4’25”- 4’26”, i palloncini rossi s’allontanano, le gambe sono davvero pesanti, la respirazione è nuovamente un po’ faticosa ed è ovvio che non potrò chiudere in tre ore. Giunge il momento di chiedermi se abbia davvero senso continuare. Avevo deciso e concordato con Silvio che non avrei portato a termine la gara oltre i 3.15’-3.20’: starò ovviamente ben al di sotto, non accuso forti dolori e quindi decido di proseguire. Nel frattempo, incrocio i pacer (ormai quasi soli), allargo le braccia salutandoli: sarà per la prossima! Dal giro di boa al 40° me la prendo abbastanza comoda, intorno ai 4’45”/km. Incitato dal pubblico, torno a correre l’ultimo km in 4’10” e poi chiudo in solitaria facendo un po’ di scena (braccia alzate, baci ecc.) in 3.03’28”. E’ comunque il mio secondo miglior tempo, esattamente 2’ in più di Londra. Rispetto a Londra, sono andato più veloce tra il 21° ed il 25° (24”), tra il 26° ed il 30° (12”), tra il 31° ed il 35° (9”), oltre a 6” negli ultimi 2 km (decisamente meno emozionanti). Come se non bastassero gli inconvenienti già descritti (problemi respiratori, gambe un po’ pesanti, pollini), ho probabilmente stretto poco la scarpa destra, rimediando tre vesciche e lasciandoci un paio di unghie.
L’organizzazione è stata abbastanza buona: rifornimenti adeguati (l’acqua solo con bicchieri, però), da un lato solo della strada (e non sempre lo stesso: passi nella poco affollata maratona, ma nella mezza qualche problema deve esserci stato). La maglietta “tecnica” (della misura prenotata all’iscrizione) è discreta, mentre la medaglia di finisher è veramente modesta (in plastica trasparente). Del percorso ho già scritto; i segni ad ogni km erano quasi tutti ben posizionati (il 4° e 25° erano nettamente “anticipati”) ed i rilevamenti cronometrici intermedi ai giri di boa non erano esattamente posti ai km 15-21-30 (come erroneamente indicato nel sito e nei risultati cronometrici).
I depositi borse/spogliatoi/docce sono situati a 2-300 mt. dall’arrivo (che io allungo un po’, prendendo per sbaglio la strada più lunga); ritiro la borsa e, salendo i 6 scalini per la palestra, sono colto da un attacco di crampi ad entrambe le gambe. Non mi resta che lasciarmi scivolare per terra (e quindi giù dagli scalini), con spargimento di borsa, bottiglietta, medaglia, telefonino, banana ecc.. Passano un paio di runners e di volontari, ignorandomi, finché un altro volontario (ecco il Buon Samaritano!) mi da una mano. Poco dopo, m’infilo sotto la doccia … per scoprire che era quasi fredda, e non ero certo tra gli ultimi, accidenti! Ormai c’ero e finisco tremando. Tornato in zona arrivi, seduto al sole mi riposo aspettando Adrian (1.40’) e pensando agli impegni sportivi dei prossimi mesi, incentrati su gare di mezzofondo (da prepararsi al meglio) e su qualche stimolante gara su strada, sempre circondato da compagni di squadra, ché oggi ho patito un po’ di solitudine.
Paolo Bossi.