26^
Firenze Marathon (29/11/2009): Prima, durante e dopo una gara bella e molto
difficile
Le maratone di primavera
(doppietta Londra Ginevra) furono esaltanti e mi lasciarono la consapevolezza
di valere davvero i 2.59’ in maratona. Il 3.01’ in allegria a Londra e il 3.03’
dopo due sole settimane (e con latenti problemi polmonari) parevano provare le
mie possibilità ben più dei modesti personali sulla mezza e sui 10.000.
La polmonite (24 ore dopo
Ginevra) fu un brutto colpo, fisico e morale.
Dopo i 17 lunghi giorni senza corsa (ma con elettrostimolazione ed un
po' di cyclette), la forma se n'era andata del tutto. Il mio incubo
(considerati anche i 48 anni) era di non riuscire a tornare a quel livello
appena raggiunto. Giugno e luglio li ho dedicati al mezzofondo; non è la mia
specialità, ma per migliorare occorre incidere dove si è maggiormente in
difficoltà, e poi ... faceva caldo!
Ad agosto, decisione presa: si
va a Firenze! M’iscrivo subito, sperando di trovare compagnia.
Ad agosto e settembre ho
applicato una mia personalissima "pre-tabella" d'avvicinamento (non
ditelo a Silvio!). Dato che le nostre collaudate tabelle per maratona durano 8
settimane, ho provato a ripetere (con più qualità) le corse di gennaio e
febbraio. Sacrifico squash ed altre discipline: solo corsa! Ogni settimana: 1
volta ripetute in salita (6-8-10 x 5-600 mt.), 1 volta ripetute in piano (da
500 a 2.000 mt.), 1 sola garetta (meno quantità, più qualità), 2 uscite di c.l.
e 2 giorni di riposo. La fatica (anche per il caldo) è mitigata dalla compagnia
di Bruno a Savona ed Enrico a Cortemilia. Intanto, riesco a limare i miei pb
sui 3.000, 10.000 e sul giro di via Ranco.
A inizio ottobre (e tabella
specifica per la maratona), faccio la spirometria completa di controllo, in
ospedale. La mia capacità polmonare (già un po’ sopra la media) è migliorata di
100 ml ... tanta fatica per un bicchiere (ma è il 2,5%)!
Come in primavera, i due mesi
sono filati via lisci: nessun problema alle gambe, fatica, ma anche tempo buono
ed ancora la fortuna di poter correre con Bruno ed Enrico. I due amici decidono
finalmente di iscriversi. Rispetto alle tabelle, nelle prime sei settimane
aggiungiamo qualche ripetuta e, per gli allenamenti a ritmo gara, privilegiamo
le mezze maratone. Non ho seguito diete, limitandomi a tagliare il superfluo;
il peso è rimasto costante a 71 kg, fino allo scarico carboidrati dell’ultima
settimana: - 3 kg in tre giorni ed il peso pre gara (68 kg) è appena 1 kg + del
pre Londra (altro buon segno).
Corrado s’iscrive all’ultimo ed
organizziamo una trasferta breve e senza distrazioni: partenza sabato,
soggiorno di noi quattro senza accompagnatori.
Io sono molto emozionato: mi
sento a posto (mai come questa volta ho avuto belle sensazioni e facilità nel
rispettare i tempi degli allenamenti), ma ho paura di non farcela e di fallire
il mio primo vero tentativo d’andare sotto le tre ore. Silvio dice di non
preoccuparmi; noi quattro parliamo poco delle strategie di gara (in pratica
obbligate), ma un po’ di più dei nostri sogni/obiettivi: Enrico pb sotto i
3.30’, Bruno ed io pb sotto le tre ore, Corrado esordio sotto i 2.40’. Tutto
sembra possibile, ma ci sono 42 km in mezzo!
Attraversando il sempre
magnifico centro storico di Firenze, ci tocca andare a Campo di Marte per il
ritiro dei pettorali. L’expo è deludente: quanto tempo sprecato! Sconcertante è
il contatto con il “Trouble desk”. Corrado, iscritto correttamente senza un
precedente risultato in maratona, ha bisogno di accedere ad una gabbia di
partenza più favorevole e adatta ai suoi ritmi. Per telefono ci avevano promesso
un “bollino” da pettorale, ma l’addetta ci dice candidamente che avremmo dovuto
dichiarare il falso (invece di chiedere a lei di fare il suo compito)! Dopo un
po’ d’insistenza, consegna il sospirato bollino, ma “solo” sotto 3.30’.
Con buon anticipo, evitati
deposito bagagli e navette, camminiamo fino a Piazzale Michelangiolo, ove la
vista vale il prezzo del viaggio! Trovo incomprensibile l’idea di partire
(dall’anno prossimo) Lungarno. Salvo gravi motivi, i percorsi non dovrebbero
essere modificati; amici fiorentini, pensate ai percorsi sempre uguali di
Boston, Londra, New York e non privateci di questa partenza scenografica!
Memori del caos del 2007,
decidiamo d’entrare in gabbia (con Corrado) appena possibile, quindi aspettiamo
seduti attaccati alle transenne d’inizio settore, sacrificando il
riscaldamento. E’ bello essere insieme; ci ringraziamo per la compagnia ed il
reciproco aiuto di questi mesi. Per ingannare il tempo e tenere a bada
l’emozione ci si guarda attorno. Dietro di noi si compatta la massa dei 8-9.000
partenti; davanti partono le handy bike e poi si riempie la griglia degli
atleti sotto le 2.30 (o 2.45: l’esatta specifica delle griglie e dei colori dei
pettorali per l’accesso alle medesime non era precisata da nessuna parte). Vedo
Pizzolato e ci si saluta. Quando già volteggia l’elicottero della tv, ci
alziamo, entrano i top runners, sfilano via le transenne, ci si compatta ancora
a pochi passi dalla linea. Si temeva la pioggia, ma il tempo tiene e tutto
sembra possibile. Siamo in forma, a pochi passi dalla linea, concentrati ed
allenati, temperatura ideale: tre primati personali ed un esordio col botto ci
aspettano in piazza Santa Croce!
La partenza è uno shock. Dopo
pochi passi c’è una caduta! Proprio davanti a me, trovo per terra un’atleta che
avevo visto scaldarsi nella gabbia davanti. Completino scuro, forse irlandese,
è schiena a terra, d’istinto vorrei aiutarla, ma fermarsi in quella posizione è
impossibile, la salto e filo via. Bruno è a fianco, non coinvolto. Nella
mischia ho preso un calcio sulla parte anteriore della gamba, ma non vedo
sangue e non ho motivo di preoccuparmi (d’altra parte, un’esperienza simile
l’ho già vissuta a Castellazzo nel 2008). A sera, nella registrazione della
pessima diretta Rai, dall’elicottero s’intravedono due cadute di gruppo, ma gli
insopportabili cronisti sono impegnati ad auto citarsi, poi ad inquadrare un
loro dirigente che corre, poi a divagare. Spero che nessuno si sia fatto male,
ma l’incidente è stato molto pericoloso e si dovrebbero aumentare sforzi ed
espedienti per garantire una maggiore sicurezza.
Con Bruno ci consultiamo al 1°
km: 4’22” (credevamo meno, l’inizio era leggera salita, poi piano ed inizio
discesa), poi si andrà insieme sotto i 4’05” per tutta la discesa. Ci voltiamo
per vedere i palloncini dei pacer delle 3 ore. Non sono molto dietro, ma li si
vede come un muro di atleti e l’affollamento non mi piace (soprattutto dopo
quello che ho visto alla partenza). Decidiamo di proseguire senza aspettarli.
Al 5° (passaggio in 20’36”, veloce ma meno che a Londra, nonostante la ben
maggiore discesa fiorentina) ecco l’incitamento di Silvio (piacevole quanto
inatteso: pensavo di trovarlo vicino a Ponte Vecchio). Al 6° Bruno ed io ci
dividiamo. Bruno è dietro di qualche passo, mi giro più volte a controllare ed
è sempre lì. Succedeva anche negli allenamenti a ritmo gara. Ne avevamo parlato
e Bruno aveva detto: “Se andrai troppo veloce, non ti seguirò”. Sono incerto se
rallentare ancora, ma poi mi giro e non lo vedo più. Proseguo intorno ai 4’10”/km.
Nella zona di via Dei Serragli
ricordo dal 2007 strade strette e ulteriori restringimenti per auto in sosta.
Quest’anno hanno vietato la sosta nei punti critici e non trovo difficoltà al
mio ritmo. Dopo il ponte sull’Arno inizia la zona meno bella del percorso
(quartieri piuttosto anonimi, scarso pubblico). In più, nel tratto Lungarno
verso est c’è vento contrario. Sono sempre in fondo ad un gruppetto che tiene
un’andatura regolare sui 4’10”, dietro c’è un po’ di vuoto e decido di
proseguire con loro finché posso senza sforzarmi.
Quello del ritmo da tenere è il
mio problema. Mi rendo conto che sto andando un poco troppo veloce, ma sono
ugualmente fiducioso: sto bene, tengo un ritmo più controllato che a
Londra, sento d’essere migliorato (e fa
meno caldo). A rallentare subito rischierei di non trovare una compagnia
regolare e di peggiorare il risultato, andando a strappi. Al giro di via Turati
finisce la “divagazione” verso est e si torna indietro. Non vedo l’ora di
arrivare alla mezza e perdo un po’ il senso d’orientamento, nei giri in zona
stadio. Alla mezza il crono è 1.27’51”; 1’50” sotto la tabella ideale, ma 1’
più lento del passaggio di Londra. Sorrido pensando al mio pb sulla mezza
(appena 4” in meno!), ma mi preoccupa il precedente di Firenze 2007: calai
troppo, subito dopo la mezza. Sto ancora bene e mi accorgo che i km scorrono
via senza lasciarmi il tempo dell’abituale giochino negli allenamenti: pensare
a quanta percentuale di km ho già corso. Finalmente il ritmo si assesta,
regolare, sugli ideali 4’15”, tenuti anche malgrado il cavalcavia.
L’organizzazione sul percorso è ottima. Km ben segnati, rifornimenti e
spugnaggi ben collocati, strade presidiate e sgombre, nessun automobilista che
protesta. Al 25° Silvio mi grida “Hai 2’ di margine”! Chissà come stanno
andando Corrado, Bruno ed Enrico. L’incitamento del pubblico nel centro storico
mi aiuta e il 28° mi viene ancora in 4’08”.
Poi c’è il tratto più
difficile: si va a lungo verso ovest, allontanandosi dal centro, dalla
bellezza, dal traguardo, dal riposo. Per quanto mi sforzi, il ritmo scende
verso i 4’30”. Non faccio molti conti, ma perdere 15” a km significa un minuto
ogni 4 ed io ho più di 8 km davanti! Ogni km è una gara per rosicchiare qualche
secondo, per perdere meno possibile. La mia sfida sembra finire nel peggiore
dei modi. Non riesco a scacciare pensieri negativi: ho 48 anni, l’asma, non
posso pretendere i 2.59’ con personali di 1.27’ sulla mezza e 40’ sui 10.000…
Dopo il sospiratissimo giro di
boa “All’Indiano”, in fondo al parco delle Cascine, finalmente si va verso il
traguardo, verso casa, ma il vento contrario è ora forte e fastidioso. Getto
via il fedele (ma zuppo) polsino. Mi aspetto, da un momento all’altro, d’essere
raggiunto dai pacer delle 3 ore, ma tengo duro e ancora non arrivano, buon
segno! Il tratto più bello del percorso (via Por Santa Maria, piazza Della
Signoria, via Calzaiuoli, piazza Duomo, sempre in mezzo a gran folla e tifo) è il mio peggiore: 4’32” e 4’37” nei km
39 e 40.
Non mi volto, ma sento il
pubblico che dice “ecco quelli coi palloncini”. I pacer delle tre ore mi
raggiungono e sorpassano proprio al 40°. Provo ad attaccarmi a loro, uno grida
“Forza, siete tutti sotto le tre ore, io non sto accelerando”, ma dura poco e
scivolano via. Cerco Bruno, ma non lo vedo (speravo d’affiancarmi a lui e
d’arrivare al traguardo insieme). Il cronometro segna 2.50’30”; non è il caso
(e non sono in grado) di fare conti, ma di sicuro 4’15”x40 = 2.50’ e quei 30”
di troppo, uniti al mio ritmo (ormai dal 34° intorno ai 4’30”/km) mi condannano
ad un finale intorno ai 3.01’; tra l’altro, non sono mai riuscito a gareggiare
in progressione, aumentando stabilmente il ritmo negli ultimi chilometri. Penso
che sarà un personale con beffa: tanta fatica per pochi secondi in meno, e sopra le tre ore!
Mi viene in mente che 4’15”/km
non fa alla fine esattamente 2.59’59”, ma un po’ meno: non ricordo di quanto (a
mente fredda sono 40”), ma solo il fatto che ci sia un po’ di margine mi
rincuora. Ricordo che i pacer erano 4, ne sono passati solo 2 e anche gli altri
2 dovrebbero stare sotto le tre ore. Stringo i denti nel giro a est di Santa
Croce e Biblioteca Nazionale (papà me ne spiegò il significato e l’importanza).
Anche il terzo pacer (il quarto dev’essersi ritirato) mi passa e si allontana,
ma scatta una scintilla. Non posso cedere ora, non posso perdere
quest’occasione e vanificare mesi d’impegno! Il mio 41° km dura “solo” 4’17”:
da qualche parte trovo dell’energia che ero sicuro di non avere più. Ora sono
costretto a rincorrere, ma le gambe girano e il terzo pacer è sempre più
vicino! Ormai è uno sprint e quello in genere mi riesce. All’ultima curva il
respiro è una specie di rantolo, ma sono ancora in spinta, forse ce la faccio.
Finalmente ecco l’arrivo, quando vedo il display è già a 2.59’… mi lancio nel
breve rettilineo e - senza avere il tempo d’alzare le braccia - passo il
traguardo a 2.59’55” (53” real time) sulla destra, in pratica insieme al terzo
palloncino giallo! Pochi metri e mi “affloscio” a terra … per riprendere il
fiato.
Mi rialzo, cerco una transenna
cui appoggiarmi e aspetto un po’ per vedere se arriva Bruno, quindi medaglia,
telo, mi scolo tre bottigliette d’acqua, ristoro, consegna chip, tutto ben
organizzato.
Mi raggiunge Corrado: 2.36’! E’
raggiante: obiettivo centrato alla grande, un crampo all’ultimo gli ha impedito
di fare anche meglio e arrivare con la prima donna (e la foto con la bella
Gradwohl sarebbe stata un bel premio!). Mi conferma il mio 2.59’ (era in
tribuna con Silvio), ma non ha nessuna notizia di Bruno.
Quando rimango solo, penso al
mio sogno perduto e poi agguantato grazie alla disperata ostinazione e mi
commuovo. Non ho mai pensato a finire così, tirando allo spasimo per stare
nelle tre ore (pensavo che sarei arrivato comodo a braccia alzate, o che avrei
fallito), ma è andata e non resta che godermi il mio momento. Per molti non
sarà granché, ma era il mio obiettivo atletico, e l’ho raggiunto.
Poco dopo arriva Enrico. E’
stato davvero sfortunato! Alla partenza era subito dietro di me, ma non è riuscito
ad evitare la ragazza a terra. E’ caduto e l’hanno calpestato in tanti. Ha male
a una coscia e a un polso, piuttosto rigido e gonfio. S’è rialzato, alla mezza
è passato in 1.43’, ma al 30° s’è ritirato. Tanta fatica per una gara in
pratica finita dopo tre metri!
Bruno ci raggiunge
nell’appartamento. Quando ci siamo persi di vista, ha rallentato leggermente ed
ha proseguito prima subito davanti e poi insieme ai pacer delle tre ore, ma al
30° è saltato ed ha chiuso tranquillo in 3.23’, comprensibilmente deluso per
essere lontano dal suo personale di 3.09’ del 2004. Senz’altro vale le tre ore,
ma nelle ultime settimane qualcosa non andava e la maratona non perdona!
Anche Silvio ci raggiunge e il
mio festoso abbraccio esprime tutta la riconoscenza per avermi guidato,
insegnato ed accompagnato fino a questa bellissima gara.
Il rientro è tranquillo.
Purtroppo gli stati d’animo sono diversi. Riflettendo, Corrado ed io avevamo il
compito più difficile e siamo orgogliosi di com’è andata. Il dispiacere per
Bruno ed Enrico (proprio gli amici che più mi hanno aiutato negli allenamenti!)
è mitigato dalla consapevolezza che gli obiettivi di entrambi sono e restano
senz’altro alla loro portata (magari con un pizzico di sfortuna in meno).
Recuperata insieme la mia auto, Silvio guida e riesco a fare in tempo per la
Messa delle 19. Poi, a casa, festa in famiglia con torta (il pasticcere ha
chiesto cosa significasse quel “2.59” da scrivere) e un paio di meritati
bicchieri di champagne.
Paolo Bossi