Riflessioni riguardo ad una gara non potuta disputare
Abbiamo seguito con un certo interesse la strana vicenda della Marengo Marathon 2007, dapprima autorizzata dalla Fidal, poi da questa cancellata dal calendario, con diffida ai tesserati di parteciparvi e minaccia di sanzioni.
Nella settimana precedente la gara, ho voluto approfondire un minimo la situazione, per capire meglio, per provare a prendervi parte (ero già iscritto, avevo un buon ricordo dell’organizzazione delle "mezze" primaverili "della Fraschetta" e la concomitante gara di Cremona era decisamente (per me) scomoda.
In prima battuta, mi sembrava che il motivo della guerra tra G.S. Lonardo e Fidal fosse un problema di soldi. Sarebbe assurdo: non credo che quello che la Fidal vuole per la gara (giudici ecc.) sia tanto eccessivo da giustificare una simile contesa. Inoltre, il "costo" per gli organizzatori delle defezioni sarebbe stato ben maggiore del "risparmiato".
Infatti, il G.S. Lonardo mi rispose che la contesa non riguardava assolutamente il lato economico, in quanto a loro spese avrebbero iscritto all’Aics chi (tesserato Fidal) volesse partecipare. La gentile risposta non spiegava il motivo del contendere (alcuni rilievi della Fidal, come la disparità di premi tra maschi e femmine erano stati appianati): se era un problema economico, si poteva ammettere una valutazione di "non convenienza" ad accordarsi con Fidal, ma se non era un problema economico, perché non trovare un accordo ed evitare (soprattutto agli atleti) i problemi?
Io avevo anche ipotizzato la possibilità di partecipare con uno pseudonimo, ma poi ho lasciato perdere, così come i compagni di squadra (e dire che l'anno scorso eravamo a Marengo in 3 alla maratona, 2 alla 10,550 e ben 18 alla mezza).
Pare che, alla fine, il problema fosse nel dispositivo di gara che non escludeva dai premi in denaro gli atleti non tesserati Fidal (ma ammessi alla gara in quanto tesserati solo per enti di promozione sportiva). Si tratta d’un principio Fidal consolidato, noto a tutti (e particolarmente a chi organizza gare). Ovviamente, non sta a me valutare la bontà di tale regola.
La Fidal promette/minaccia squalifiche e sanzioni. Da una rapida analisi dei regolamenti, non ho trovato norme in base alle quali Fidal possa punire chi partecipi a gare non riconosciute. Tuttavia, come squadra, abbiamo preferito rinunciare. Nessuno vuole rischiare squalifiche e/o multe (né, nel caso, imbarcarsi in ricorsi). Altre gare non mancano!
Dispiace per gli amici del G.S. Lonardo, ma perché gli atleti (e le Società) dovrebbero rischiare? Per le loro questioni di principio?
Quale uomo di sport sono disgustato da queste piccole risse. Sono sicuro che così non si rende un buon servizio al nostro amato sport. Questa amara considerazione non è tanto una critica ai contendenti, ma la constatazione che, come diceva mio padre, "più sono pochi, più litigano"!
E’ forse vero che, come scrivono gli organizzatori, si tratta solo di correre "in uno sgradevole clima di terrore instaurato dalla Fidal". Ma storicamente, tutte le organizzazioni sociali difendono sé stesse (la propria esistenza, il proprio ruolo, la propria ricchezza ...) con le armi (vere o spuntate, buone o cattive) che hanno. Lo fa la Fidal, probabilmente a torto (nella minaccia di squalifica agli atleti) ed allo stesso tempo a ragione (nel non accettare un regolamento di gara non conforme alle proprie norme). Lo fa il G.S. Lonardo, probabilmente a ragione nel voler organizzare una gara "non Fidal", sicuramente a torto nell’avviare una guerra di principio su un regolamento notoriamente inaccettabile per Fidal.
Tutto ciò è naturale ed il difendersi è inevitabile. Il problema è che nelle guerre alla fine si perde tutti e si perde troppo.
Peccato!
Paolo Bossi.